Ananda rappresenta la tradizione di Yogananda?

Una risposta alle lettere dei nostri visitatori
 



Successivamente alla pubblicazione del sito, durante il primo anno, abbiamo ricevuto diverse e-mail da parte di lettori le cui ragioni e dubbi a proposito del Kriya richiedono una risposta più ampia. Una risposta che favorisca la comprensione della tradizione spirituale di Yogananda e del ruolo della SRF, e che sia in grado di chiarire gli aspetti più profondi di questo sentiero non ancora pienamente acclarati ed assorbiti, che anzi sono stati spesso messi in discussione da idee ed interpretazioni esotiche, che soprattutto qui in Italia, hanno avuto un’accoglienza tanto larga quanto deviante.

Quando si parla dell’insegnamento di un Maestro si tende ad identificarlo e a trasporlo nei suoi discepoli, nei suoi scritti e nelle opere che ha lasciato. Vi è insomma un chiaro canale di espressione spirituale, che viene proposto e presentato attraverso il fluire del tempo in maniera peculiare, perchè quell’insegnamento, quel particolare insieme di pratiche, idee e realizzazioni possa essere  riferibile ed identificabile al suo specifico retaggio.

Finchè il Maestro è nel corpo è la sua stessa energia a mantenere e a risintonizzare la vibrazione originale del messaggio, nessuno si sogna di “interpretarlo” dal momento che Egli è ancora lì per spiegare la sua visione delle cose. Ma nel momento in cui quel Maestro cessa di essere accessibile dal piano terreno, le cose possono cambiare sensibilmente, soprattutto per via della  ristretta percezione e della tendenza a deformare il significato delle cose che è propria della limitata mente umana.

Per questo si crea l’esigenza di mantenere quella fiamma originale ben riconoscibile ed integra, perché possa essere tramandata ai posteri piena del suo originale significato e di virtù liberante. La riconoscibilità ma soprattutto l’integrità di un messaggio sono alla base di ogni attività comunicativa dell’uomo attraverso il tempo. Ciò è vero in ogni aspetto della comunicazione umana, anche e soprattutto in quello delle antiche tradizioni spirituali, ove come noto vi è una forte predisposizione alla trasmissione orale e narrata, che spesso rendono all’ascoltatore un’interpretazione troppo mitizzata e leggendaria dei fatti.

Nell’opera di Yogananda il messaggio di amore e realizzazione del sé nella ricerca personale di Dio, costituisce l’elemento base, diciamo, il fattore peculiare, che viene tramandato, e che caratterizza questo sentiero. Il testimone per le generazioni future, il media scelto dal Guru per rappresentarlo è la sua organizzazione, la SRF. La filosofia infusa nei suoi scritti, le tecniche Kriya che Egli ci ha lasciato, ma anche la dignità e l’esempio umano dei suoi discepoli costituiscono non solo un patrimonio di lezioni ed esempi a cui avvicinarsi ma anche un retaggio che occorre trasmettere ancora più avanti, mantenendolo al più possibile nella forma originale voluta dal Maestro.

La diffusione delle tecniche a mezzo di lezioni mostra come Egli avesse afferrato pienamente i rischi che la trasmissione di questa filosofia spirituale avrebbe corso nei secoli futuri. Oggi infatti l’iniziando che desideri accedere al sacro Kriya si trova di fronte ad una serie di proposte, suggestioni, modifiche, scuole e tradizioni alternative, così vasta che rischia davvero di perdere l’orientamento.

Ognuno è ovvio, è libero di proporsi sulla scena e di vivere la sua scelta spirituale in conformità a quanto ha potuto sperimentare in sé, tuttavia, per il fatto che in Occidente esiste una precisa identità, proposta e diffusa inizialmente nell’insegnamento di Yogananda, possono crearsi delle sovrapposizioni che inevitabilmente finiscono per creare dubbi e differenze non utili realmente al progresso del devoto.

Vi sono segnali inconfutabili di questo stato di confusione in ogni gruppo di opinione, basta guardare attraverso i principali media, riviste, libri e in rete oppure direttamente nei gruppi di meditazione per comprendere che oggi si obietta sulle tecniche, piuttosto che metterle in pratica, si cerca di convalidare stili di vita in comunità secondo l’approccio new age, invece che sforzarsi di offrire a Dio ciò che è a portata di mano e realizzabile nelle proprie normali esistenze. Insomma, i devoti anziché mettere in pratica una scienza sacra nel silenzio di sè, hanno la facoltà di scegliere, cosa gradiscono fare e cosa no, come mettere in pratica e con chi, dove andare a farlo e perché, quasi come se la pratica spirituale fosse un oggetto di consumo di cui disporre liberamente secondo i propri desideri. Non è così! Chi ha sofferto per mettere in pratica la propria sadhana sa che è il Guru che dispone, e che il discepolo può solo obbedirgli e abbandonarsi alla sua saggezza! Ecco dov’è il punto, Egli ha già determinato come seguire il sentiero perché allora prendere altre strade?

La penetrazione della mentalità consumistica tipicamente moderna in questo genere di cose è davvero preoccupante, perché denota una certa incapacità delle persone di assorbire assieme alla sacralità profonda di questi formidabili insegnamenti quel senso di reale distacco dalla materia che è parte fondamentale del successo spirituale finale, il contatto con Dio e la fine di tutte le illusioni materiali. Ecco perché il Maestro poneva grande enfasi sulla scelta del Guru, una volta trovato, diceva, non bisogna più guardarsi intorno, ma affidarsi a Lui e concentrarsi sul suo insegnamento per raggiungere il successo. In questa ottica certo non è positivo avere sempre nuovi stimoli che dicono e contraddicono ciò che uno cerca disperatamente di realizzare, di portare nella sua pratica quotidiana.

Per questo siamo dell’opinione che i veri devoti di una certa tradizione una volta scelta dovrebbero ignorare gli altri sentieri, anche se sembrano pienamente compatibili e appoggiano gli stessi ideali e lo stesso Guru.

La diffusione del Kriya

Con il termine Kriya Yoga oggi si intendono troppe cose, è un termine generico, usato per indicare lo Yoga del “fare” derivato dalla radice sanscrita “Kri” ma quanto al cosa fare vi è una lunga schiera di sedicenti insegnanti pronta a giurare che il loro modo è quello giusto.

La cultura spiritualista occidentale del Kriya formata nell’insegnamento di Yogananda, si arricchisce sempre più con nuove varianti e proposte nell’insegnamento dell’antica scienza,  provenienti perlopiù dagli Stati Uniti e dall’India, che affiancano Babaji a tradizioni di svariate provenienze e scuole.

Tutte con la medesima missione: insegnare e trasmettere il Kriya al mondo.

Quasi come rispondendo ad un segnale predisposto, periodicamente, si mettono in movimento nuovi messaggeri che giungono fino ai nostri lidi per portare una nuova variante o un nuovo insegnamento legato ad una scoperta finora segreta, o al silenzioso lascito di qualche illuminato anziano discepolo. Ciò viene fatto sotto l’egida del Kriya di Babaji, affermando apertamente che si tratta dello stesso insegnamento, proveniente direttamente dall'immortale Maestro Himalayano.

Molto spesso coloro che sono a capo di simili movimenti vivono altrove, in altri paesi, magari nessuno li conosce o li ha mai incontrati, ma essi comunque mandano i loro protetti ad insegnare la luce in Occidente, perché questa sembra essere l’unica missione che conta. Gli occidentali troppo spesso accettano senza remore l’affermazione che quell’insegnamento è il Kriya yoga di Babaji, quello originale, di cui hanno sentito parlare da Yogananda, e del quale però il Maestro non avrebbe mai voluto darne la piena iniziazione…. e così si tira avanti, rincorrendo nuovi sentieri e dimenticando il proprio a cui si è promessa lealtà! Il risultato finale però è freddo come le statistiche, troppo spesso chi incomincia questo sentiero spirituale, a furia di spostarsi da un gruppo all’altro, finisce per non ottenere alcun risultato, si demotiva e lo abbandona.

Questo comportamento è purtroppo una conseguenza del “mercantilismo spirituale” di uso e consumo tipicamente occidentale, che grazie ai nuovi canali di trasmissione usa sempre nuove facce per raccontare la medesima storia, con lo scopo non dichiarato di rimpinguare le tasche del santone-insegnante di turno.

Babaji ha detto che il Kriya diventerà la religione del mondo unificato, perché nel tempo si diffonderà tra tutti gli uomini di coscienza che vorranno avere un rapporto diretto con Dio, diventando per questo la sublimazione di tutte le religioni e quindi anche lo strumento per il superamento dei loro Ministri, poiché dove si realizza la percezione diretta di Dio, cessa la necessità di ricorrere ad un medium. Ciò è molto confortante perché vediamo come Egli voglia aiutarci sospingendoci nella giusta direzione. Tuttavia nel frattempo che questa sublimazione si realizzi abbiamo bisogno di essere guidati, dobbiamo pur fidarci di qualcuno, e sarebbe meglio fidarsi di chi questo messaggio lo ha distribuito per Missione Divina, predisponendo tutto quello che serve alla pratica dell’uomo moderno.

Essere testimoni della propria fede

Nel mondo di oggi ove vige l’ordine caotico dell’ignoranza spirituale più sfrenata, la nostra capacità di mettere in pratica ciò che abbiamo ricevuto dal Guru è costantemente messa alla prova. Siamo chiamati a mantenere fede e fiducia nei mezzi e nell’organizzazione originale di Yogananda, non per un senso di superiorità spirituale, quanto perché ciò rappresenta la scelta più sicura di successo. Lo stesso Yogananda ha chiaramente detto di essere un Avatar mandato da Dio per trasmettere agli uomini la sacra scienza dell’unione cosmica, cosa vogliamo credere, che Egli non abbia trasmesso tutto l’insegnamento necessario? Oppure che Egli non abbia previsto quelle forme di aggregazione sociale necessarie al culto?

Siamo davvero disposti a credere che qualcun altro, arrivato dopo di lui sarà in grado di insegnarci tutto quello che Lui non ha voluto dirci?

La nostra impressione di discepoli, è che non vi sia una grande possibilità di successo se si continua ad essere così passivi di fronte a queste cose, al loro senso più profondo e al valore che noi stessi gli diamo.

Vogliamo dire che abbiamo innanzi tutto il dovere di mettere a fuoco prima di cominciare ad osservare, che cosa è davvero importante per il nostro successo spirituale, che cosa è davvero necessario all’uomo moderno per dirigere consapevolmente i temi della vita, prima di buttarsi nella mischia con la nostra piccola fiaccola, tentando di rimettere in ordine e ricostruire quel buon senso sociale che sembra sempre più disperso nel turbinare degli eventi di questa era mercantile moderna.

Possiamo già intravedere nello svilimento commerciale e nella monetizzazione di ogni aspetto anche più intimo e personale della vita dell’uomo, la causa primaria di ogni sofferenza, una fonte di dolore che non conosce aridità. Sulla scena italiana, ma allo stesso modo anche in America ed in generale nel mondo, da tempo assistiamo all’affermarsi di una visione della vita dettata sempre più dall’ignoranza della gente comune asservita al dio denaro, a cui si assomma la passività di chi ha capito ma non vuole o non può muoversi per migliorare le cose. Tutto questo, non fa altro che accellerare la corsa verso il baratro della totale incoscienza. Tuttavia questi sono problemi minori se confrontati dall’altra parte con una serie di questioni divenute oggi prioritarie per la sopravvivenza stessa del pianeta e che ci obbligano, quali amanti di Dio e quindi della Creazione a considerare meglio i nostri doveri di discepoli e di Kriyaban, di persone in qualche modo più conscie, per spingerci a fare di meglio, a dare di più.

In virtù della consacrazione avvenuta con il battesimo del Kriya, siamo tenuti a difendere e mantenere viva la fiaccola accesa da Babaji e trasmessa dalla nostra linea di Guru. E’ a causa dell’appartenenza a questo sacro convivio che in questo momento dobbiamo raccoglierci e comprendere ciò che davvero conta, per noi come esseri umani, come specie, e su come comportarci nel mondo per far si che questi buoni principi si affermino e si distribuiscano.

Essere un rinunciante non significa necessariamente  andare a meditare in una caverna in cima ad un monte, o cercare di sopravvivere disperatamente in una comunità senza risorse, significa principalmente avere il coraggio di vivere ciò che si crede, e portarlo all’attenzione del mondo nei modi e nelle opportunità offerte dall’ambiente in cui viviamo. Questo non vuol dire che dobbiamo fare proselitismo o farci mettere sulla croce per mostrare la nostra convinzione, basta poter dare il buon esempio, silenziosamente, battendoci perché i valori primari dell’umanità siano mantenuti vivi e rispettati.

Nelle vostre mail, interessanti e piene di spunti abbiamo sentito un sincero desiderio di conoscere e di scoprire quali sono i valori che contano, in fondo i contenuti del sito parlano proprio di questo, spingendo il lettore a compiere alcune riflessioni: 

“Nell’esempio di Ananda è rappresentato l’insegnamento degli antichi Maestri?”

“Vi è alcuna ispirazione utile per me da un simile esempio?”

“Dovrei appoggiare e aiutare coloro che rappresentano così l’insegnamento del mio Guru?

Il dovere dei discepoli

Ecco, noi siamo partiti da qui, perché crediamo che ai fini dell’opera del Guru non conti tanto aprire un nuovo ashram o pubblicare un nuovo libro sul Kriya Yoga, quanto il comprendere il principio base che il devoto deve capire e portare sempre con sé, come un tesoro spirituale di moralità e rettitudine. Come conclude Patanjali il devoto Kriyaban non può avere una vita di sollazzi e di mondanità se vuole raggiungere il successo spirituale, anzi è tenuto ad una vita austera e rispettosa di sé e degli altri. Ecco quindi che comuni a tutte le religioni emergono i valori che contano, patrimonio universale di tutti gli uomini e che sono depositati nel fondo delle nostre coscienze. Tali valori non debbono essere messi da parte quando vediamo una cosa sbagliata, nel tentativo di “non giudicare” o di non “essere coinvolti karmicamente”… in questo modo si diventa sempre più fatalisti e complici dell’abbruttimento, si rinuncia al diritto di vivere e soprattutto si perde quel richiamo all’azione e al dovere così ben chiarito da Khrisna ad Arjuna nel poema epico del Bhagavad Gita.

In ciò giace la forza morale dell’esempio, nel coraggio di manifestarsi e non di scomparire, nel dire no! Così non va bene! non siamo chiamati ad essere asceti nelle nostre città tenuti al distacco da ogni cosa e ogni legame,in questo momento di degrado occorre agire nel mondo secondo gli insegnamenti ricevuti dal Maestro, rappresentando quali suoi discepoli la Sua moralità, il Suo amore ed energia trainante ma anche la Sua forza discriminativa. Dobbiamo ricordare che bisogna essere realisti, e ciò che è contrario allo spirito deve essere riconosciuto e trasceso.

Diciamo questo per dire che le attività avvenute nella comunità di Ananda, così chiaramente esposte nel sito ormai non sono più una verità discutibile, da non giudicare o da evitare per non addossarsene la negatività, sono esempi di cosa non fare sul sentiero spirituale, che dovrebbero scuoterci fino alla radice della nostra coscienza, evidenza di ciò che Yogananda non avrebbe mai voluto che accadesse tra i suoi amati discepoli. Purtroppo invece, molti di noi credono che il giusto atteggiamento di fronte a questi fatti sia quello ritroso e conciliante da “uomo liberato” che si tenta di sfoggiare per apparire ipocritamente “uno spiritualista serio”.

In questo modo si perde contatto con la nostra realtà e con i nostri doveri di discepoli mentre si avalla chiudendo tutti e due gli occhi un esempio niente affatto ortodosso e condivisibile.

Quello che Swami Kriyananda ha fatto, da sé o con l’aiuto dei suoi seguaci è esattamente l’opposto di ciò che invece Yogananda ci ha istruito a fare, non dobbiamo preferire l’apparenza al pubblico e il continuo esporsi alle turbe del mondo e ai suoi peccati, quanto il quotidiano sacrificio di sé nell’ambito della nostra vita, in umiltà, memori della nostra grandezza di fronte a Dio e consci dell’importanza del messaggio che attraverso il nostro esempio viene trasmesso al mondo.

Non c’è alcun bisogno di vivere in una comunità per raggiungere il samadhi, potete raggiungerlo anche nella vostra casa se avete abbastanza fiducia in Dio e nei Guru. Invece che affidarsi alle cure di un santone che la sa lunga è sufficiente che amiate voi stessi e viviate secondo i sani principi prescritti dallo yama e niyama.

Ananda e la tradizione spirituale di Yogananda

Secondo noi Ananda non può rappresentare la tradizione di Yogananda, visto ciò che in essa è accaduto, cose inaccettabili da qualsiasi tradizione spirituale, e compiute da chi avrebbe dovuto essere di esempio per gli altri. Anche se ora si sforzano di far apparire tutto meraviglioso e si comportano bene, ormai nei fatti la comunità ha già mostrato la sua faccia peggiore, un esperimento spirituale fallito, che ha creato il culto della personalità di Walters e parecchi dubbi tra la sua stessa gente. Figuriamoci come potrebbe rappresentare le idee rivoluzionarie del Maestro nel mondo, quando essa stessa ed il suo fondatore ne hanno prodotto la vergogna e la rovina.

Ciò attenzione non significa che nel tempo non sia stato fatto nulla di buono in quel posto, ma solo che la tradizione del Maestro non può trovarvi il luogo ideale. La prima eccezione che chiunque informato dei fatti è portato a formulare è “come si può dire che vivono secondo gli insegnamenti di Yogananda se permettono al loro interno simili aberrazioni?”

Gli abitanti di Ananda sono stati per lungo tempo non informati sui fatti che stavano accadendo nella comunità nel tentativo di coprire le assurde pratiche di uno Swami attratto sessualmente dalle sue rinuncianti. Essi sono di fatto le vittime di un’idea sbagliata che ha avuto bisogno di trent’anni per dimostrarsi tale, e purtroppo per loro molti non hanno altra scelta che continuare a stare al gioco.

Concediamoci un momento per fare un’ipotesi.

Se alla dipartita di Yogananda e negli anni successivi Kriyananda fosse rimasto in SRF, cosa sarebbe avvenuto? Forse la SRF sarebbe stata diversa, o forse avrebbe cessato di esistere? siamo certi di una sola cosa; Ananda non sarebbe esistita. Semplicemente Kriyananda avrebbe provato a mettere in pratica quella sua idea fissa sulle comunità, e magari l’avrebbe realizzata in forme diverse, o forse non ci avrebbe più pensato. Tuttavia, nessuno avrebbe mai sentito la necessità o la mancanza di Ananda, né come comunità né come struttura di aggregazione.

Questo è il senso più profondo della riflessione che vogliamo proporvi. Ananda esiste a causa della motivazione personale di Kriyananda, e probabilmente dopo la sua dipartita si troverà in grossa difficoltà, l’essere stata un satellite di Walters così a lungo le impedirà di essere altrettanto autonoma,riconoscibile e indipendente.

Noi crediamo che per rappresentare una tradizione, e per dichiararsi prosecutori e portatori di quella tradizione specie quella di un grande Maestro come Yogananda, ci sia bisogno dell’avallo della sua chiesa originaria, chi legittimerà agli occhi dei devoti ogni iniziativa futura? Possiamo noi oggi edificare un tempio e dire “siamo i portatori del messaggio di Yogananda” o qualcuno è chiamato a verificare e a certificare queste nostre affermazioni? In fondo chiunque può aprire una nuova chiesa e recitarvi le sacre scritture chiamando i fedeli alla preghiera, ma questo non significa che l’ordine lo accetti e lo appoggi e nemmeno che in quella chiesa si stia recitando la preghiera prescritta.

Visto il proliferare di nuove sette e chiese negli Stati Uniti (specie in California, patria di ogni nuova tendenza) la legittimità ed il riconoscimento di una congregazione è il segno distintivo che fa la differenza tra un’iniziativa locale e un’opera di rilevanza mondiale, questo farà la differenza nel tempo.

Il problema non è meramente nella questione di “esclusiva rappresentanza”, come Kriyananda continua a ripetere, -- sfruttando la repulsione tipica degli anglosassoni per la chiesa cattolica, il punto è che non ci si può inventare una chiesa propria, pretendendo di rappresentarne un’altra già affermata solo perché si è vissuti con un Maestro qualche anno e perché se ne condividono la filosofia e le scelte.

Il solo modo corretto per approcciare queste cose è quello di rappresentare unicamente sé stessi….Altrimenti di questo passo anche per qualunque ex-membro di Ananda, dopo la dipartita di Walters, potrà essere possibile aprire una comunità concorrente ad Ananda!

Ora non è che con questo si voglia impedire a chicchessia di raggrupparsi e formare una comunità impostata su particolari valori spirituali, per carità! Anzi crediamo che tale iniziative siano meritevoli e degne di ogni attenzione, quando realizzate con l’approvazione e la guida del gruppo originale e nella continuità degli insegnamenti e delle tecniche trasmesse originariamente dal Maestro. Questo è il giusto modo di promulgare l’insegnamento in maniera davvero utile e non competitiva, che non produce danni all’insegnamento ma ne aiuta la diffusione, del resto perché mai dovrebbe esserci competizione in un’opera spirituale? Questa visione è stridente ed inaccettabile per qualunque devoto.

Conclusione

La nostra opinione è che dal momento che in Ananda si sono verificati gravi abusi a carico delle persone più indifese, --perché convinte di essere al servizio del loro Guru, tale organizzazione abbia toccato il fondo, nessuno dei suoi residenti può trarsi fuori dalla responsabilità che ciò comporta, parliamo della responsabilità spirituale, nessuno può continuare a vivere in quel luogo, ancora di proprietà e diretto dalle stesse menti che hanno operato tali profonde ingiustizie senza esserne complice diretto. Certo è che la loro presenza in quel luogo, la loro accettazione supina fa si che Walters ed i suoi continuino a fare ciò che vogliono. Eppure se sono sinceri, e ammettono la gravità dei fatti che si sono verificati, non possono accettare che in un luogo dedicato al progresso spirituale si compiano azioni di tale bassa lega volte all’umiliazione e allo sfruttamento di esseri umani.

Essi restando lì a mandare fisicamente avanti l’opera di Walters fanno in modo che coloro che arriveranno dall’esterno penseranno ad Ananda come ad un estensione dell’opera di Yogananda!!!

Ecco allora che dovrebbero almeno avvisare la gente ammettendo in ogni loro opuscolo che “Ananda è solo un’idea di Walters” che Yogananda e la sua chiesa ufficiale non hanno mai autorizzato.

Mentre di fatto il loro slogan pubblicitario è:

Ananda è la comunità che Yogananda sognava, e che la SRF non ha realizzato…

Visto cosa è successo ad Ananda noi ci chiediamo:

“Il Maestro l’avrebbe voluta con o senza Walters?”

E voi?
 

La Redazione

 
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